Banche di male in peggio, da Carige a Creval
Riccardo Chiari, ROMA, 17.11.2017, “Il Manifesto”
Credit crac. A Genova il terzo aumento di capitale (560 milioni) in quattro anni diventa a rischio, perché gli advisor (Deutsche Bank, Credit Suisse e Barclays) chiedono l'ingresso di Unipol. Mentre al Credito Valtellinese, nel 2017 in rosso e con forti crediti deteriorati, le banche "pre-garanti" (Mediobanca e Jp Morgan) di un aumento di capitale da 700 milioni non assicurano il loro impegno.
Le sede centrale della Cassa di risparmio di Genova
Il
peggio non doveva essere passato? I fatti dicono invece che, almeno a Piazza
Affari, le banche continuano a stentare. Gli ultimi due fulmini sul comparto
del credito riguardano un caso già conosciuto e delicato, la Carige (Cassa di
risparmio di Genova), in difficoltà nel lancio del terzo aumento di capitale in
quattro anni, e in parallelo un altro istituto, il Credito Valtellinese
(Creval), finito sotto i riflettori dopo l’annuncio, la scorsa settimana, di un
aumento fino a 700 milioni di euro da lanciare nel primo semestre 2018.
A Genova si incrociano le dita dopo il passo indietro delle banche del comitato
di garanzia – quelle che raccolgono il cosiddetto “inoptato” – sull’aumento del
capitale da 560 milioni. Non c’è ancora il panico tra i correntisti che
ripongono grande fiducia nel primo azionista Vittorio Malacalza che si è detto
pronto a voler arrivare al 28% del controllo della banca (ora è al 17%) ma di
non voler sostituirsi alle banche garanti, gli “advisor” (Deutsche Bank, Credit
Suisse e Barclays). Quest’ultime avrebbero posto come condizione per impegnarsi
l’ingresso nella partita di Unipol, che nei giorni scorsi ha convertito bond
subordinati in suo possesso in bond senior, garantendosi così la possibilità di
entrare nella compagine azionaria, aderendo all’aumento.
Per certo Carige ha perso il 65% del valore in questo 2017. E questo dopo due
aumenti di capitale da 800 e 850 milioni fra il 2014 e il 2015, mentre l’ex
presidente dell’istituto Giovanni Berneschi veniva condannato a 8 anni e 2 mesi
per truffa alla “sua” banca. In serata l’amministratore delegato Paolo
Fiorentino ha aperto comunque un cda, dopo essere stato per l’intera giornata
in stretto contatto con le banche del comitato di garanzia, cercando di
ritrovare un accordo. In parallelo i vertici della banca sono in contatto con
la vigilanza Bce, per aggiornarla sulla situazione.
Quanto al Credito Valtellinese, i numeri dicono che in questo 2017 il valore
delle azioni è passato dai 5,27 euro a inizio anno agli attuali 1,14. E’
l’effetto diretto dei conti in rosso (oltre 400 milioni da gennaio ad oggi);
dei crediti deteriorati, dai quali la banca si aspetta una perdita massima di
770 milioni; e da una strategia insana nelle pieghe di un pur gigantesco
aumento di capitale, da 700 milioni, giudicato eccessivo dagli addetti ai
lavori e soprattutto dagli azionisti: prima dell’annuncio il titolo Creval
valeva circa 3 euro, il giorno dopo 1,8 euro, e la discesa sta continuando.
Per giunta gli advisor Mediobanca e Jp Morgan hanno dato solo una pre-garanzia
per gli inoptati, senza prendersi effettivamente carico dall’aumento di
capitale. Risultato: l’operazione appare irrealizzabile, perché il Credito
Valtellinese, al momento, sta chiedendo al mercato risorse per 3,5 volte la sua
capitalizzazione. Ciliegina sulla torta acida, il forte sospetto di insider
trading, visto che vendite assai robuste erano partite il giorno prima
dell’annuncio dell’aumento di capitale.